E' boom per la domanda di e-learning
De Agostini entra nel settore con Lol, società inglese specializzata nell'apprendimento a distanza

Claudia Cassino

«Allora, prof, come sono andato?»«Non c'è male, ma potresti migliorare. Il vo-to? Beh, non posso che darti otto». Una scelta più che condivisibile. Soprattutto quando d'altra parte del computer, a simulare una seduta di apprendimento ondine, non c'è una matricola sprovveduta, ma l'amministratore delegato della società che ti versa lo stipendio. Nella fattispecie, un giovane manager di formazione bocconiana, abbronzato, elegante e con tanto di gemelli d'oro ai polsini della camicia:Alfredo Baraldi, 44 anni, capo della sede italiana di Lol Europa. Dove "Lol" è un acronimo che sta per "learning ondine":imparare in rete,appunto.Finisce così il primo esempio di simulazione virtuale di una lezione di pura analisi matematica:calcolo di derivate, ascisse, ordinate. Complicatissimo, ma vecchio come i nostri banchi di scuola. Dove sono le novità, allora? La lavagna è sostituita da una tavoletta grafica, il gesso da una penna digitale, la cattedra dallo schermo del pc. La professoressa e l'allievo,quelli sì, sono reali. Ma possono trovarsi a mille chilometri di distanza l'una dall'altro. A casa propria , in albergo, a Honolulu :ovunque. Basta avere un modem e un computer che permette di dialogare a distanza. Almeno stando a quanto permette Lol, società londinese (arrivata a Milano da un anno ) specializzata proprio nella formazione universitaria e post-universitaria tramite web: il cosiddetto "e-learning", tradotto nell'idioma del Nuovo mercato. Un affare redditizio, pare, che fa gola anche agli editori che tradizionalmente hanno puntato sulla formazione. Vedi il Gruppo de Agostini, che ha appena siglato un accordo con Lol per l'acquisizione del 25% della società, investendo all'incirca due miliardi. «Abbiamo valutato diverse opzioni, poi abbiamo deciso che la piattaforma tecnologica di Lol era la migliore per integrare le nostre strategie verso il settore della formazione e in particolare della e-education», conferma Carlo Magaluzzi, direttore generale della divisione multimedia della De Agostini. Nuovo partner, nuovi progetti dunque. Da marzo, infatti, sul sito www.learningonline.it sarà possibile seguire percorsi didattici personalizzati per la preparazione a un esame, per esempio, o per il conseguimento di un master di specializzazione. «Ci rivolgiamo a un'utenza diversificata che appartiene a tre tipologie: chi ha priorità lavorative, ossia che lavora a tempo pieno e intende perseguire una laurea in tempo breve, chi ha priorità specialistiche e intende conseguire un master post-laurea», spiega Alfredo Baraldi. Sono oltre 50 i corsi di laurea disponibili, da filosofia a ingegneria, e due i master conseguibili: in Business Administration e Scienze della Comunicazione, certificati da Lol e per il momento privi di valore accademico. Il sito è basato su una metafora virtuale dell' Università reale e sfrutta una piattaforma tecnologica studiata ad hoc. Ci sono un docente, che segue un massimo di 15 allievi, un assistente, un tutor, generalmente un neolaureato con funzioni di orientamento, e un direttore didattico. Ma ci sono anche i dipartimenti, posti all'interno di un campus virtuale cliccabile. Nella fase di avvio dell'iniziativa, verranno allestiti in punti strategici delle città italiane (ad esempio nei pressi degli Atenei) alcuni punti informativi, chiamati Kip, Knowledge information promoter. E la didattica? Docente e allievo sono collegati on line,condividono una lavagna e una chat, interagiscono nel momento della correzione delle prove. I moduli didattici, circa 200 mila, sono strutturati sotto forma di video-lezioni. Il campus ha funzioni di segreteria e può ospitare lezioni collettive, mentre l'aula virtuale è quella in cui si svolge l'attività individuale. E in cantiere c'è già un accordo di collaborazione con una università reale. Quella di Ferrara che ha anche allestito un ufficio dedicato alla formazione a distanza. Il reclutamento dei docenti rappresenterà un capitolo di spesa fondamentale. «Entro l'anno - commenta Baraldi - recluteremo e formeremo circa 450 docenti, soprattutto dal sud, e circa 120 nuovi tutor. E in questo investiremo almeno 5 miliardi e mezzo».

Il mercato/1 Dal modello europeo agli States, un lungo percorso
Che la conoscenza sia una ricchezza sembra assodato anche da noi, ma che occorra pagare per entrarne in possesso no ,questo no . Secondo stime Gartner Group le imprese che utilizzano in modo sistematico la formazione in Italia sono un'esigua minoranza.Circa il 20% del totale. In Europa sembrano tutti crederci di gran lunga più di noi, a partire dalla Spagna (31%)poi su su fino ad arrivare in Inghilterra e Germania, entrambe con un solido 87%. Non c'è quindi da stupirsi del cosiddetto skill shortage o knowledge shortage, un termini molto "new economy"che hanno solide basi in un tormentone tutto nostrano di distanza tra le imprese e la formazione, piuttosto che di lontananza tra sentire italico e nuove tecnologie. A piccoli numeri corrispondono però grandi opportunità per un settore, che potrebbe registrare solo nel nostro paese una crescita importante passando dai 1.607 milioni di dollari del 1999 ai 2.877 milioni del 2004 (Gartner Group e Dataquest), subito alle spalle della Germania nella competizione europea. L'insegnamento dell'inglese è solo una delle opportunità che sbocciano in vaso, in cima alla lista degli investimenti c'è Information Tchno logy. Realtà come Global Knoledge Network,un impero statunitense da 400 milioni di dollari che da trent'anni sforna esperti in IT negli States. Ha oggi sedi a Milano e Roma e un network di centri autorizzati in altre sette città italiane, per un totale di 50 docenti. Ma gli italiani non intendono passare di mano le coltivazioni più fruttuose. Il tradizionale training basato sul corso in aula gode di buona salute (+9% nel 2000) ma molte realtà nostrane immaginano uno scenario più simile a quello statunitense dove ormai il 30% della formazione avviene attraverso tecnologie innovative, contro l'8% qui da noi. Nuovi e tradizionali editori si trovano al crocevia dell'e-learning insieme a società attive sul territorio nella formazione in aula. Difficile dire chi la spunterà anche se i banchi sembrano per certi versi insostituibili, il caso recente della patente europea per l'uso del computer può essere illuminante. Appoggiata dalle associazioni europee di informatica - quella nostrana è AICA, Associazione Italiana per l'Informatica ed il Calcolo Automatico - dall'Unione Europea e dal nostro Ministero della pubblica istruzione la patente può essere preparata online oppure offline :"Si tratta in ogni caso di un percorso propedeutico - spiga Franco Filippazzi di AICA - per ottenere la patente è poi necessario sostenere le sette prove previste presso uno dei cento Test center accreditati in Italia".

WEB & RETI .com venerdì 16.2.2001